Passione moto, una lezione di vita

  • Pubblicato: 11/12/2024
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La passione per la moto è sempre stata un fuoco che ardeva nell’anima, un richiamo irresistibile che non ho mai potuto ignorare. Tutto è iniziato con un sogno: il mitico “motorino”, l’ambito compagno di ogni adolescente che desidera libertà, velocità e autonomia. Bastava quello, e il mondo sembrava a portata di mano.

Da quel momento il passo è stato breve. Il vento che accarezzava il viso, il rombo dello scarico che risuonava come un battito del cuore, e quella sensazione di libertà assoluta che solo le due ruote sapevano regalare. La moto non era semplicemente un mezzo di trasporto; era un’estensione di me stesso. Ogni volta che salivo in sella, mi sentivo trasportato in un mondo diverso, dove contava solo il presente. La strada si distendeva davanti a me come un invito, e ogni curva era una sfida, una danza tra equilibrio e audacia.

Non mi sono mai considerato un “centauro” con la C maiuscola. Ero un semplice amatore, ma con un grande difetto: il polso destro non comunicava con la parte razionale del mio cervello. Wheeling, staccate al limite, slalom tra le macchine, tanto, tantissimo “gas”. Un vero incosciente. Tutto ciò che non si deve fare, io lo facevo.

Poi, una sera d’estate, tutto è cambiato. Stavo passeggiando a bassissima velocità, su una moto non mia, con una ragazza come passeggera. Il quadro era perfetto: l’aria fresca, una serata tranquilla, e un breve viaggio per cercare un tabaccaio aperto. Improvvisamente, uno scooter davanti a me ha svoltato a sinistra senza preavviso. Non ho avuto tempo di reagire. Un colpetto di gas per superarlo si è trasformato in un incidente. Noi siamo decollati.

Non ricordo più nulla, solo frammenti di voci rotte dal pianto che ripetevano: “È morto!”. Quella notte ho pagato il mio tributo all’asfalto, con lesioni permanenti che avrebbero cambiato la mia vita. Ma la passione era troppo forte. La moto non era solo un mezzo, era una maestra di vita. Mi ha insegnato a essere concentrato, a pianificare, ma anche ad accettare l’imprevisto. Mi ha dato lezioni di coraggio e di umiltà, ricordandomi che il rispetto per la strada è fondamentale.

Nonostante tutto, non ho mollato. Ho continuato a salire in sella, persino con il braccio destro semiparalizzato. Ho comprato moto più potenti, sono andato in pista e ho percorso i tracciati più amati dai motociclisti delle mie zone. Eppure, un giorno ho preso coscienza. Quando ti ritrovi a guidare a 180 km/h in tangenziale con pantaloncini, t-shirt e sneakers, con la stessa tranquillità con cui berresti un caffè, capisci che è il momento di dire basta.

Così è stato. Ora, a distanza di anni, quando sento il rombo di una moto o vedo qualcuno guidare sopra le righe, un’emozione forte mi invade. Quel fuoco si accende ancora dentro di me, ma è diverso. Sorrido, mi godo l’emozione e la lascio scorrere. La passione per la moto resta, viva e indomabile, ma accompagnata da una consapevolezza nuova. La moto non è solo libertà; è un richiamo a vivere con passione, ma anche con rispetto e gratitudine per ogni momento che la vita ci regala.

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Scritto da Riccardo Mattioli

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