Quando hai freddo..

  • Pubblicato: 14/10/2025
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Era da qualche settimana che riflettevo su questo racconto. Forse volevo metabolizzarlo, forse evitarlo, o magari solo renderlo meno pesante. Non lo so. Di sicuro, un po’ di timore lo avevo.

Poi stamattina mi sono svegliato e, come sempre, ho iniziato ad ascoltare le notizie della notte e del giorno. È inutile negarlo: ho sentito freddo, nonostante fossi ancora a letto, sotto le coperte. Il motivo è semplice. Mi sono proiettato in quella realtà di cui parlavano i telegiornali – e per chi leggerà queste righe un domani, oggi è il 14 ottobre 2025 – e ho ripensato a quante volte ascoltando e vivendo anche di riflesso fatti analoghi ho faticato a prendere sonno, con il corpo attraversato da piccoli brividi e la mente piena di pensieri difficili da fermare.

Perché ci sono momenti in cui senti freddo, e non parlo di quello meteorologico che arriva con l’autunno o con il vento di sera, ma di un freddo diverso, più sottile, che non dipende dalla temperatura ma da quanta energia hai consumato dentro.

A volte, senza accorgercene, spendiamo tutto quello che abbiamo nel tentativo di metabolizzare ciò che ci pesa: pensieri, paure, delusioni, situazioni che non riusciamo a cambiare ma che continuano a girarci nella testa. A forza di tenere tutto dentro, di cercare di capire, di reggere, di non cedere, finiamo per svuotarci. E quando l’energia finisce, resta solo il vuoto. E nel vuoto, fa sempre freddo.

Non è un freddo improvviso. Arriva piano – se hai fortuna – o all’improvviso, come un urto inaspettato, di quelli che ti colgono quando meno te l’aspetti, quasi in silenzio. E tu continui a ripeterti che va tutto bene, che è solo un periodo, che passerà. Ma dentro, intanto, stai bruciando energie invisibili. Ogni riflessione, ogni tentativo di gestire ciò che ti pesa, ogni paura che cerchi di tenere sotto controllo ti porta via un po’ di calore.

Così, per difenderti, inizi a coprirti. Ti costruisci addosso strati di protezione, quasi fossero vestiti. Ogni delusione diventa un maglione, ogni paura una giacca, ogni insicurezza un cappotto. E senza accorgertene, ti abitui a stare così, coperto da tutto quello che ti ha fatto male, convinto che serva per non sentire più freddo.

In realtà succede il contrario: più ti copri, meno ti scaldi. Perché quando ti chiudi, anche i sorrisi sinceri che ti vengono offerti non riescono più a passare. Le carezze delle parole ti sfiorano, ma non le senti. Anzi, a volte le percepisci come una minaccia. È come se la vita continuasse a mandarti segnali, piccole occasioni di calore, ma tu fossi troppo protetto per lasciarle entrare.

E lo fai per istinto, non per mancanza di volontà. È un meccanismo di sopravvivenza: coprirsi per non farsi ferire. Solo che, a forza di difenderti da tutto, finisci per difenderti anche da ciò che di bello ti passa vicino. Perché quel freddo ha preso troppo spazio. Non è che non ci siano più cose belle intorno, è solo che non riesci più a percepirle. È come guardare il sole da dietro un vetro troppo spesso: la luce la vedi, ma non la senti addosso.

Col tempo ho capito che quel freddo non è un nemico, è solo un segnale. È il modo in cui corpo, mente e anima ti dicono che hai dato troppo. È una pausa, una specie di ricarica forzata. E non serve averne paura, serve capirla. Serve imparare a leggere quel momento non come una sconfitta, ma come un riequilibrio.

Perché non possiamo stare sempre al massimo, non possiamo bruciare di continuo senza mai ricaricarci. A volte il freddo arriva proprio per ricordarci questo: che anche l’energia emotiva ha un limite. E che non è un segno di debolezza, ma di umanità.

Quando inizi a riconoscerlo e ad accoglierlo, smette di farti paura. Togli un peso, apri uno spazio, lasci passare un po’ d’aria. E proprio in quel momento, senza nemmeno forzarlo, torna il calore. Non quello rumoroso e travolgente, ma quello silenzioso che nasce dalle cose semplici. Una presenza, un pensiero più leggero, un momento in cui senti di nuovo che stai bene, anche senza un motivo preciso.

Perché il calore, alla fine, non si cerca. Si riconosce. E quando smetti di schermarti da tutto, quando impari a riconoscerlo dentro di te, diventa naturale trasmetterlo anche fuori. Non serve farlo apposta, né con intenzioni precise. Il calore autentico non si promette e non si regala per ottenere qualcosa. È semplicemente un modo di esserci.

È dare presenza, ascolto, attenzione, perché in quel momento ti viene spontaneo farlo. È una forma di energia che scorre, che non pesa e non pretende. E quando arriva così, sincero e pulito, gli altri lo percepiscono subito. Non serve dire molto, non serve spiegare: si sente. Perché il calore vero non passa solo dalle parole, ma da come ti muovi, da come guardi, da come ti comporti quando nessuno ti osserva.

La parte più bella è che, quando ritrovi quel calore, lo senti dentro, e da lì lo lasci fluire. Non è un fuoco che brucia, è una luce che si allarga. E più la condividi, più si rafforza. È una forma di equilibrio, una chiarezza che non toglie profondità, ma la rende più umana.

È quella sensazione di poter dare qualcosa senza dover dimostrare niente, senza aspettarti nulla in cambio. Solo perché è giusto così, perché ti viene naturale, perché ti fa stare bene.

E allora il freddo non scompare del tutto, ma non ti spaventa più. Lo riconosci quando torna, lo accetti, lo lasci passare. Perché sai che non dura, e che ogni volta che riesci ad attraversarlo senza chiuderti, la vita ti ripaga con un po’ più di calore.

Non quello che arriva dall’esterno, ma quello che nasce dentro, da un istinto razionale, da una consapevolezza semplice: che non serve costruire muri per stare bene, ma imparare a gestire la propria energia, dosarla, lasciarla circolare.

È così che si torna a sentire il calore, ed è così che si impara anche a darlo, con sincerità, senza maschere e senza doppi fini.

Alla fine, il freddo non è altro che un promemoria. Ti ricorda che non puoi restare acceso per sempre, che ogni tanto serve fermarsi, fare spazio, respirare. Ti insegna a dosare, a scegliere dove mettere la tua energia e a chi concedere il tuo calore. Ti fa capire che l’equilibrio non è stare sempre bene, ma riuscire a tornare a galla ogni volta che qualcosa ti trascina giù.

E forse è proprio questo il punto: capire che la vita non è una lotta continua tra caldo e freddo, ma un alternarsi naturale di entrambe le cose. Il freddo ci costringe a guardarci dentro, il calore ci ricorda che siamo vivi. E tra i due c’è il nostro tempo, quello in cui impariamo a riconoscere, con lucidità e serenità, quanto valga ogni raggio di sole che scegliamo di non ignorare.

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Scritto da Riccardo Mattioli

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